Castel De Paolis

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CASTEL DE PAOLIS
Castel de Paolis è stata una delle fortezze più importanti per il controllo delle campagne romane nell’Alto medioevo. Venne costruito sulle rovine di una villa d’epoca imperiale, in una posizione strategica: permetteva di controllare l’antica strada che univa Roma a Castromoenium. Un tempo si riteneva che il colle di Castel de Paolis coincidesse proprio con il sito dell’antica Castromoenium, ma gli ultimi studi individuano la colonia romana con l’abitato attuale di Marino. Anche il terreno che oggi ospita i vigneti di Castel de Paolis era attraversato da un diverticolo, una strada lastricata che collegava la via Castrimense con la Latina: un percorso ancora in uso fino allo scorso secolo. Il castello viene citato per la prima volta in un documento del 955. Era uno dei capisaldi creati dai potenti Conti di Tuscolo per difendere i loro possedimenti nelle lotte tra i baroni. Lotte decisive per dominare i pontefici e influenzare le nomine di vescovi ed imperatori.

Per quasi tre secoli milizie baronali e compagnie di ventura si sono sfidate in queste campagne. All’interno delle mura di Castel de Paolis c’era anche una chiesa antichissima, dedicata a Santa Maria. Una bolla del 1033 riguarda la conferma di papa Benedetto IX alla cessione della chiesa dai conti di Tuscolo ai monaci di Grottaferrata. Oltre ai conti di Tuscolo, anche Frangipane, Orsini e Colonna si contendono il castello con le armi, con il denaro e con le sfide legali. Ma dalla fine del 400 con il consolidarsi dell’autorità dei papi la posizione perde di importanza e i bastioni vengono abbandonati. Nel 1575 il castello viene descritto come “diruto”. E’ l’inizio di un declino che è proseguito lentamente fino ai nostri giorni:le ultime rovine erano visibili all’inizio del secolo. Il maschio con la porta ad arco era diventato il portale di una vigna, della chiesa era riconoscibile la pianta con il pavimento. Campovecchio in età romana ospitava la villa dei Giuni Siciliani: una dimora con affreschi e mosaici che sarebbe stata costruita da Iunius Silanus, genero dell’imperatore Augusto.

Poi venne abbandonata con la decadenza dell’Impero ma sul posto sono state trovate anche lapidi che testimoniano la presenza delle prime comunità cristiane. Il nome di Campovecchio risalirebbe alla famiglia Vecchi, proprietaria dei terreni nel XIV secolo. Ed è infatti con questo nome che viene registrata dal cardinale Bessarione, celebre umanista, tra i beni dell’Abbazia di Grottaferrata. Nel XVI secolo il terreno passa alla famiglia dei Gavotti, banchieri genovesi trasferiti presso la corte pontificia, che costruiscono un’elegante villa secondo il gusto dell’epoca .

Più tardi, nella metà del Seicento, la facciata della villa viene abbellita con una raccolta di statue e rilievi romani di altissimo livello. Ci sono giardini e fontane, con una terrazza che permetteva di ammirare la cascata Gavotti nel sottostante vallone. Ma alle spalle della residenza nobiliare rimane una vigna antichissima, con cantine ricavate nelle antiche strutture romane. Poi nel Settecento tutta la tenuta viene venduta per far fronte ai debiti di gioco: un secolo dopo entra a far parte dei beni dell’Abbazia, ai quali verrà espropriata dopo l’occupazione italiana del 1870.

Un’ultima curiosità: durante la prima guerra mondiale, la coltivazione della vigna viene affidata a un gruppo di prigionieri austroungarici.
 
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